- Sai perché stai per morire? - chiese l'Untore col suo miglior sorriso.
Le catene che pendevano dal centro del soffitto della Sala Persuasione del Palazzo della Giusta Inquisizione stringevano i polsi insanguinati del suo interlocutore, tirando le braccia leggermente divaricate sopra la testa. Se non fosse stato per quel sostegno Federico sarebbe rovinato a terra, avrebbe dovuto ringraziare i presenti che trattenendolo con quei ceppi impedivano questa possibilità. Invece non aveva fatto altro che lamentarsi, l'ingrato. La sua figura nuda, martoriata e inerme era davanti all'Amato Presidente. La testa era abbandonata in avanti e l'Untore poteva vederne solo la grande massa di capelli lunghi e incollati dal suo stesso sangue. Le gambe erano abbandonate e distese, la parte superiore delle dita dei piedi strisciava appena sul suolo. Federico non si muoveva più, ma l'Untore capiva dal suo respiro irregolare che non aveva ancora perso conoscenza.
- Hai le mani alzate - rise l'Untore - Vuoi darmi la risposta? - Nazio L'Alemanna sogghignò di rimando, mentre in un banchetto vicino a Federico puliva accuratamente i suoi strumenti di tortura, riponendoli negli appositi astucci: il ministro della Difesa Preventiva nel tempo libero si dilettava in queste che chiamava missioni di correzione e conversione.
- Beh, se non rispondi te lo dico io - si agitò sulla sedia.
- Non è per quello che vai predicando... coscienza civile... giustizia... le solite banalità. Non mi hanno mai disturbato - saltò giù dalla sedia, si sentì un rumore come di zoccoli equestri quando le sue scarpe dopo un volo di 30 centimetri toccarono terra.
- Pensa, qualche volta sono io a suggerire i discorsi che Berdegenti legge nei comizi elettorali del Partito d'Opposizione Democratica Moderata - ci pensò su - E se non sono io è Max Al Ulema, lo Sceicco Proletario, il mio miglior alleato.
Prese a camminare in tondo, le mani giunte dietro la schiena.
- No, le parole non sono affatto importanti. Tutti sanno, ad esempio, che noi del Partito dei Puri di Cuore non siamo razzisti, è bastato che le mie televisioni lo ripetessero un numero sufficiente di volte. - si fermò, estese il ghigno a dismisura, una mezzaluna candida d'avorio e capsule gli occupava mezza faccia - Noi sosteniamo la solidarietà, la giustizia sociale, il rispetto delle norme di convivenza civile. E anche l'amore universale, il pacifismo, la Patria, Dio, la famiglia... potrei continuare per ore. Non vedrai mai uno di noi che fa qualcosa di scorretto... o violento... e se per assurdo lo dovessi vedere, sarebbe l'ultima cosa che vedi!
-Bresidente, mi fa sgombisciare! - disse sghignazzando L'Alemanna.
L'Untore attese che il suo sincero ammiratore si ricomponesse, prima di continuare.
- Non è ciò che dici... È piuttosto come lo dici: tutti capiscono che tu veramente credi nelle stronzate che predichi. Questo è pericoloso. La fede, se non la controlli, è destabilizzante, capisci? Qualunque fede è una cosa seria, va convogliata, resa complice: nasce sempre idealista, rivoluzionaria; ci vuole tempo per imbrigliarla e inglobarla nel sistema, chiedilo al Pope se non è vero!
Prese un lungo frustino dal banco di Nazio e lo usò per scostargli alcune ciocche, parve soppesarle assorto.
- Tutte le cose nuove hanno un fascino particolare. Tu potresti avere questo tipo di fascino trascinante. Potresti davvero convertire qualcuno alla tua stupida fede. Potresti convincere altri che è possibile una società diversa da quella attuale, che tutti noi sappiamo essere perfetta. I tuoi vaneggiamenti egualitaristi da checca potrebbero avere un seguito: si sa, mantenere alto il livello di idiozia delle masse è necessario per continuare a controllarle, ma ci espone a questi rischi. Milioni di idioti possono diventare del tutto imprevedibili; se suggestionati da un istrione come te, potrebbero persino cominciare a dubitare di noi.
Scosse la testa come ad allontanare un'immagine fastidiosa.
- Noi non vogliamo rischiare. - concluse, gelido.
Federico ebbe un tremito violento, poi lentamente sollevò la testa. Guardò l'Untore dritto negli occhi, attraverso le ciocche insanguinate. Parlò lentamente, interrompendosi frequentemente per riprendere fiato.
- Ho capito che sarei morto nel momento stesso in cui i tuoi scagnozzi mi hanno prelevato da casa. Tu... tutti voi... siete dei volgari sciacalli... gente che si nutre dell'ignoranza della gente... larve schifose che prosperano nella paura e la diffondono... Siete feccia, luridi parassiti... così stupidi che continuano a succhiare sangue al loro ospite in agonia... ingrassate... ingrassate a nostre spese... ma ricordati, Bislosco, ricorda bene: le mie idee hanno radici forti, si insinueranno, cresceranno... nascoste, sotto la superficie... si ramificheranno in profondità... la Verità sarà il virus che vi contagerà, uccidendovi uno alla volta, fino a che...
Un brutale colpo di manganello alla nuca pose fine al discorso di Federico e alla sua vita.
- Chiedo scusa Bresidente, ma guel gomunista stava probrio esagerando.
- Niente, figurati - rispose l'Untore pensoso - Però mi aspettavo qualcosa di meno trito come orazione funebre. Oh, beh, forse l'ho sopravvalutato.
Fece per uscire dalla sala.
- Ah, Nazio, un'ultima cosa: prima di liberarti del cadavere potresti scotennarlo? Manda lo scalpo ai miei laboratori... lavato bene, per favore... loro penseranno a trapiantarmi i bulbi - si grattò la testa, dove i capelli erano nuovamente radi, nonostante l'ultimo trapianto.
- Capigliatura giovane, sana... mi starà proprio bene!
***
Nello studio televisivo del programma di approfondimento politico Esci dall'Uscio, il viscido conduttore Bruno Tragamerda si apprestava a fare la domanda fatidica al suo ospite. L'Untore sfoggiava una splendida e folta chioma fulva, i flash dei fotografi non smettevano di scattare per immortalarlo in tutta la sua magnificenza.
- Cosa pensa dell'arresto in tempo record degli assassini di Federico Brado, il leader di quel movimento di sovversivi che si fa chiamare Popolo Pervinca? - domandò Tragamerda ossequioso.
- Come vedete, dopo due sole settimane dai fatti, i nostri efficientissimi poliziotti hanno arrestato tre drogati, nonché importanti membri del movimento. Una storia triste e grottesca: contrasti nella spartizione dei territori di spaccio. Vedrete che nei prossimi giorni avremo delle sorprese, i servizi mi hanno informato che l'intera organizzazione non è altro che una copertura per traffici illeciti di ogni tipo!
L'ennesimo flash colse l'Untore sorridente, il riflesso abbagliò il pubblico.
- Nonostante ciò sia sotto gli occhi di tutti, qualcuno dell'opposizione antiritaliana con cui abbiamo la sfortuna di dover convivere, ha avuto il coraggio, ancora una volta, di ribaltare la realtà, di lanciare sospetti e accuse folli alle nostre forze dell'ordine, tirando in ballo complotti assurdi e teorie infamanti. A queste persone io dico: vergogna! Vergogna! Vergogna!
Un applauso scrosciante sottolineò la giusta indignazione del Premier.
***
- La vergine di stanotte è pronta in camera sua, signor Presidente - disse Giovanni Lenone, il Leccaculo in Capo di Palazzo Grigi, il più alto in grado della servitù dell'Untore, incrociandolo mentre si dirigeva verso i suoi alloggi.
- Sì, grazie... No, aspetta: mandala via, o utilizzala tu... io non la voglio, ho un fortissimo mal di testa.
- Come desidera, Eccellenza.
***
La mattina dopo Lenone constatò con stupore che alle 9 del mattino il Presidente non aveva ancora chiamato per farsi portare la colazione.
Strano - pensò, ma impiegò un'altra buona mezz'ora prima di risolversi a bussare timidamente alla porta chiusa.
Nessuno rispose.
Continuò per un pezzo, sempre più insistente, senza ottenere alcun segno dall'interno.
Alla fine decise di chiamare con urgenza Gigi Scritta, il braccio destro dell'Untore, l'unico che si sarebbe potuto permettere di entrare nella camera da letto del Presidente senza esplicita autorizzazione; svariate promettenti carriere erano state stroncate per molto meno e Lenone non avrebbe mai rischiato la sua.
Scritta giunse immediatamente, era molto allarmato, cosa che nessuno avrebbe potuto capire dalla sua espressione, immutabile a memoria d'uomo. Mandò via tutti ed entrò nella sfarzosa Camera Presidenziale, dove troneggiava il grande letto a baldacchino in oro massiccio e stucchi pregiati, dono dello zar Keghebensky, teatro principale - oltre agli ascensori e ai palchi dei convegni - delle leggendarie prestazioni sessuali del Bislosco.
Il Presidente era scivolato giù dal letto, a pancia sotto, la testa capelluta poggiava sul pavimento mentre la parte inferiore del corpo era ancora adagiata sul materasso. I capelli erano sparsi sul tappeto, coprivano completamente il volto e il collo di Bislosco. Le braccia erano contratte, cingevano la testa in una morsa disperata. Scritta non poteva vedere le mani, sepolte sotto i capelli scomposti; sembravano molto più voluminosi dell'ultima volta che l'aveva visto.
Scritta arrivò accanto al corpo e lo scrutò, in piedi sopra di esso. Non dubitò neppure un attimo che l'Untore fosse morto. Gli diede un forte calcio sul fianco, per sfogare la sua frustrazione.
- Dannazione, questo complica tutto!
Il calcio fu così feroce che il cadavere ruotò e scivolò giù completamente. Ora l'Untore mostrava il volto a Scritta.
O ciò che ne rimaneva. Dapprima Scritta non realizzò cosa stava vedendo, poi con crescente turbamento capì: dalle palpebre aperte emergeva una lunga voluta di capelli fulvi. Così anche dalle narici, dalla bocca e persino dalle orecchie. I tratti del viso erano completamente deformati da quel rigoglio tricotico, si sarebbe detto che i capelli crescendo all'interno del cranio gli avessero letteralmente fatto esplodere la testa.
- Radici profonde! - commentò Scritta mentre con mano appena tremante strappava uno di quei capelli dall'interno dell'orbita.
Era appiccicoso e coperto di una sostanza gelatinosa. Scritta se lo avvicinò agli occhi per poterlo scrutare meglio, fece per prendere gli occhiali dal taschino, quando incredibilmente il capello gli sgusciò via dalle dita e andò a trafiggergli l'occhio destro, penetrando totalmente nel vitreo. Scritta non se ne accorse, pensò di avere semplicemente perso la presa.
***
Passarono due settimane, il cadavere dell'Untore fu distrutto in gran segreto; uno dei suoi sosia era stato promosso a Premier. L'autopsia non concluse molto, il patologo - che Scritta eliminò personalmente per evitare scomodi testimoni - ipotizzò una sindrome autoimmune causata dall'ultimo impianto di bulbi piliferi e dall'eccesso di lozioni rinvigorenti per la criniera. Scritta era molto stanco e il suo umore era pessimo: nonostante si sfiancasse 12 ore al giorno per preparare al meglio il sosia a sostituire Bislosco, questo lasciava molto a desiderare. La cosa più grave era che non sapesse proprio raccontare le barzellette.
Ma c'era anche qualcos'altro: l'occhio gli bruciava e aveva una atroce cefalea che niente riusciva a fargli passare.
Negli accessi più lancinanti, al dolore fisico si associava anche una sorta di disagio opprimente, qualcosa che Scritta non aveva mai provato: viveva come dei rapidi trip di situazioni passate, rivedeva ora questa ora quella efferatezza commessa. I fermo immagine lo inquadravano nell'atto di uccidere, estorcere, ricattare, truffare, ordinare esecuzioni e stragi...
Era difficile da spiegare, in questi frangenti gli sembrava come se queste immagini non provenissero dalla sua mente; era come se qualcosa stesse scavando dentro di lui, mettendo solide radici; qualcosa che stava prendendo il controllo, rovistando nella sua memoria per inviargli quei messaggi; un parassita, pronto a sostituirlo e distruggerlo, qualcosa che riusciva a fargli provare uno sconfinato, incontrollabile schifo per se stesso.
Fine.

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