[Precedente] [Inizio]
Qui nel corridoio non sono al sicuro, comincio a percorrerlo a passo svelto, sbircio dentro le camere cercando di distinguere sagome umane nella penombra. L'arrivo dell'ascensore non è passato inosservato, sento una sedia che si sposta, poi lo strascico ritmato degli zoccoli di gomma, qualcuno vuole capire cosa sta succedendo, da un momento all'altro uscirà dalla stanza degli infermieri e mi vedrà, sarà molto più difficile convincere gli infermieri di questo reparto che sono ricoverato qui. Mi infilo in una stanza, e aspetto. Sento l'infermiera, o l'infermiere percorrere qualche altro passo, probabilmente ora è davanti alla porta dell'ascensore, non vede nessuno. Aspetto ancora trattenendo istintivamente il fiato. I passi ripartono, sembrano allontanarsi; poco dopo di nuovo la sedia che si sposta, ha certamente pensato la cosa più ovvia - qualche collega che ha sbagliato piano - ed è tornata a sedersi.
Nel rinnovato silenzio sento il debole russare del paziente che dorme nel letto a due passi da me. Emette frequentemente bassi gemiti.
Spero che non sia un individuo troppo robusto, perché gli dovrò rubare i vestiti.
Uscire dall'ospedale è piuttosto semplice, è bastato percorrere il corridoio con le scarpe non mie in mano e aprire l'uscita di sicurezza in direzione opposta alla stanza degli infermieri. Esco nell'ampio vano scale, mi allaccio le scarpe sedendomi sugli scalini, qui fuori nonostante l'ora c'è un discreto traffico di persone che salgono e scendono, infermieri, dottori, ma anche neo papà stravolti o quasi papà in trepida attesa e familiari distrutti dal dolore. Scendo i tre piani come uno di loro e poco dopo sono fuori.
Gli abiti mi stanno effettivamente un po' abbondanti, ma poteva andare peggio.
Passai le poche ore che mi separavano dall'alba camminando intorno alla stazione dei pullman, Quello che avrei dovuto prendere io partiva alle 8. Presto la fame era tornata imperiosa. Resistetti all'istinto di cercare del cibo tra la spazzatura solo perché mi sarei sporcato e per il resto del giorno avrei attirato troppi sguardi su di me. Tirai avanti fino alle 6, quando finalmente aprì il bar della stazione.
Non avevo un centesimo in tasca, per cui non trovai di meglio che offrire pateticamente al barista la mia giacca in pegno, spiegandogli che avevo perso il portafogli e dovevo tornare a casa. Il barista non ci credette neppure un secondo, si tenne la giacca, mi offrì la colazione e mi chiese dove ero diretto.
- Della giacca non mi frega niente- mi disse- ma se davvero vuoi tornare a casa eccoti il biglietto- Staccò il biglietto da una delle risme che vendeva - Se poi i soldi ti servivano per bucarti, beh, hai perso pure la giacca. Ma naturalmente tu tornerai a riprenderla, giusto?
Naturalmente.
A bordo del pullman semideserto mi assopisco per qualche tempo, il viaggio è lungo.
[Continua...]

Quantum Words by Ismaele is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at quantumwords.blogspot.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at quantumwords.blogspot.com.
Nessun commento:
Posta un commento