martedì 26 gennaio 2010

Esopo. 1.

Ammetto che era la cosa più strana che avessimo visto fino a quel momento.
Anni fa c'era stata quella storia dei cerchi nel grano, anche se tutti in paese eravamo convinti che il responsabile fosse Ettore detto il Pintoretto, perché la figura risultò essere una maligna caricatura del sindaco Ludu; era notorio che tra i due non corresse buon sangue da quando Ludu negò al Pintoretto un'installazione artistica sul piazzale del municipio. Ma l'avanguardia artistica è spesso poco compresa e in questo caso un sacco di juta pieno di letame con su scritto Cacca di Vacca era forse troppo avanti per un borgo contadino come il nostro.
C'era l'asino zebrato, ingaggiato come mascotte dal locale club calcistico.
Poi in famiglia circolava la leggenda mai confermata dei 5 capezzoli di zio Nanni, di cui uno posizionato centralmente.
Ma un maiale con 6 zampe, quello no, non si era ancora visto.
I sette porcellini nati quella notte si spartivano il pasto alla mensa apparecchiata dalla grassa scrofa che riposava su un fianco, placida e silenziosa.
Al centro stava lui, del tutto simile ai fratelli, tutti ricoperti da un vello a macchie scure, molto simile a quello dei piccoli di cinghiale, la qual cosa ci fece dubitare della fedeltà della scrofa al suo compagno ufficiale, il rubicondo verro Veron, porco di nome ma evidentemente non abbastanza di fatto.
Del tutto simile ad eccezione di una macchia gialla oblunga tra gli occhi e di quel piccolo particolare: 6 zampe in configurazione 2 davanti e 4 dietro.
Tutti noi fratelli volemmo esprimere la nostra opinione.
- Morirà subito- disse Pina la pessimista.
- Ci faremo 4 prosciutti!- disse Orazio, l'ottimista.
- Potrebbe fare la pubblicità - disse Gian Piero il più grande, grafico pubblicitario.
- Un porco a 6 zampe potrebbe fare uno spot per la benzina agricola! - ridacchiò Serena, la spiritosa.
- E' solo un altro prodotto del veleno del poligono di tiro - commentò Riccardo il razionale, riferendosi alle gioiose esercitazioni militari che avvenivano a due passi dal nostro podere.
- Lo potremmo chiamare Esapodo...- proposi io, l'intellettuale.
Intervenne il nonno, urlando dalla cucina:
- Esopo va benissimo, mi ricorda quel porco carogna del sergente maggiore, su bugginu si ddu pappidi.-
Il nonno ha novant'anni e da venti a questa parte ha il terrore di diventare sordo, per cui si tiene in allenamento cercando di intercettare il più piccolo sussurro. A trenta metri di distanza con due porte chiuse non è infallibile.
Seguì breve consesso tra fratelli, si dichiararono tutti d'accordo su Esopo, le uniche voci fuori dal coro fummo io che ottusamente cercavo di sostenere la mia proposta originale e ancora il nonno che raccontava urlando l'origine dei suoi dissapori con Esopo Montini, sergente continentale e razzista.

Battezzammo anche i fratelli di Esopo, ma, non so se fu perchè sbagliammo il nome o per karma inesorabile, non furono particolarmente fortunati. Boccia, Roccia e Ciccia, i tre più grassottelli, furono i protagonisti principali di altrettanti banchetti, contornati di mirto o patate a seconda dei gusti, i fortunati a cui li vendemmo ne celebrarono le virtù osannandone la bontà per giorni. Lollone morì di crisi respiratoria, càpita quando hai una scrofa di 170 chili sopra.
Sgrillito era cresciuto stortignaccolo e magrissimo, un giorno sparì e non sapemmo mai che fine fece. Della cucciolata rimasero quindi Settantasette, detto così perchè aveva due cosciotti perfetti che ogni volta che il babbo li guardava diceva che gli veniva l’acquolina in bocca e il nostro Esopo, che nonostante quella che sembrava essere una menomazione, cresceva sano e robusto.

[Continua...]




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