RENE' SUMERO: Proprietario del circo Tito Scali
SNIPPOLO & OGYVOLO: Perfidi nani giocolieri.
DONKY & KHORR: Gorilla scagnozzi di Snippolo e Ogyvolo.
TELLINA detta PATEDEFUA’: foca leopardo e gourmet raffinata.
ZIRIBIGLIO: Vecchio bradipo bolscevico.
KUADDIN': Moscone erudito.
GNEGNELE': Pettegola che si atteggia a fenicottero.
MOMOTTI: Gatto persiano con due teste: una buddista una punkabbestia.
GIAC IL FOLLE: Volpe erbivora e allucinata.
MIX CINQUEZAMPE: L'asino zebrato.
E’ notte fonda, l’ultimo spettacolo di oggi del premiato circo Tito Scali è terminato un’ora fa. Snippolo e Ogyvolo sono dentro il decrepito camper che condividono, ancora impegnati a scalpellarsi via dalla faccia il pesante trucco da clown grazie al quale metà degli spettatori con meno di 6 anni avrà stanotte terribili incubi. Vivono in intimità da anni, ma in realtà si odiano, o poco meno. Ogyvolo disprezza Snippolo: cerca di dissimulare i suoi sentimenti rivolgendogli i peggiori insulti, atteggiamento che invece gli viene spontaneo con chi stima tantissimo. Ma Snippolo lo conosce bene e ha capito che quando l'altro parla non deve ascoltare ciò che dice, ma guardare come lo dice: il linguaggio del corpo del piccoletto non mente mai; sa anche il motivo di tanto astio: fino a non molto tempo fa erano alti pressoché uguali, 1 metro e 9 centimetri, Ogyvolo si vantava di svettare per almeno mezzo centimetro, anche se la cosa non era mai stata ufficialmente sancita da una misurazione obiettiva. Ma mentre intrattenevano discorsi su quanto si sentissero ormai sereni nell’accettazione del loro corto destino, Snippolo aveva già preso la decisione: su Favella 2000 aveva letto che in Uzbekistan c’era un tizio che ti strappava via tutte le ossa delle gambe sostituendole con protesi in lega di titanio. Così aveva investito i risparmi di una vita ed era partito. Dopo 16 mesi di dolore era tornato alto un metro e 65, orgoglioso delle sue gambette fini fini, che quando le incrociava pareva una partita di shangai vivente. Ogyvolo si era complimentato, ma non era più stato lo stesso.
Dal canto suo Snippolo considerava Ogyvolo un patetico perdente, ed era convinto di poterlo manovrare a piacimento.
Si udì un trambusto e dei grugniti all’esterno del camper, poco dopo bussarono pesantemente alla porta.
- Entrate, siete i benvenuti!- disse Ogyvolo che aveva già capito chi stava bussando, e considerandoli gli esseri più inutili e fastidiosi che avesse mai incontrato gli si rivolgeva con i più melensi salamelecchi.
Tra spintoni reciproci e versi belluini entrarono dentro Donky e Khorr, i due gorilla del circo.
- Avavavà! Bucio!!! Bucio!!- gridò Khorr eccitato. Khorr si esprimeva con il dialetto del suo luogo natale, l'Arcipelago delle Masesi; l’unico che sosteneva di capirlo era Donky, gorilla a suo modo evoluto e con un certo qual contegno nel comportarsi in società.
- Khorr dire arriva Kapo...- tradusse Donky battendosi i pugni sul petto.
I nani schizzarono in piedi come folgorati rimbalzando frenetici tra le pareti del camper, nel tentativo di mettere un pò d’ordine nel caos che dominava al suo interno. Stiparono il possibile dentro mobili e cassetti, qualcosa sotto i materassi e ciò che avanzava lo lanciarono fuori dal finestrino, confidando che il buio della notte sarebbe stato loro complice di quel bieco espediente.
Arrivava il capo, e il Capo pretendeva ordine.
- Via voi due, via!! - gridò Snippolo ai gorilla, i quali si precipitarono fuori svanendo nel buio. Nel giro di 30 secondi il camper era quasi decente e i nani erano riusciti a camiciarsi e cravattarsi.
Passarono pochi secondi, poi col suo solito cipiglio severo - accentuato da un marcato astigmatismo che ne ingigantiva lo sguardo dietro le spesse lenti - fece capolino sulla porta René Sumero. Aveva il suo solito frac di fustagno, oggi impreziosito da un alto cilindro d’orbace che portava la sua statura complessiva a circa due metri e cinquanta.
[Continua...]

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Una volta terminata la lettura di suddetto capolavoro epico mi permetto di anticipare qualche considerazione.
RispondiEliminaIntanto avresti dovuto consigliarci di assumere 50 cc di caffeina per capitolo per non cadere in letargo, anche se in realtà hai preparato il tuo pubblico con il consueto coffee break già da alcuni mesi.
Con destrezza utilizzi alcune tecniche tipiche di questo genere per poi sferrare giudizi e attacchi personali.
1) affibbi a persone/luoghi/oggetti/razze/ecc.. strani nomi, impronunciabili, in alcuni casi si assomigliano tra di loro e sono difficili da ricordare. BANALE
2) ogni personaggio da l'idea di essere predestinato e non può scappare al suo destino. AUTOBIOGRAFICO?
3) Il 99% del testo è composto da parti che nulla hanno a che vedere con la trama principale, cerchi di distruggere psicologicamente il lettore con giri di parole per poi insultarlo personalmente. SERPENTE!
Ti vedo li con il tuo ghigno perfettamente in linea con un’esistenza spesa male e ora con il piglio del moralizzatore ironico.
Sfogo alla tua vanità o semplice perfidia?
Questo sito è bellissimo !
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