Lei prende a commentare il cartone animato di stamattina: due geniali ragazzini aggiustano la macchina del tempo di H.G. Wells e la usano per scorribande nel passato e nel futuro. Il cliché è consunto anche per una bambina di otto anni, ma sempre affascinante. Infatti mi spiega che lei ha in mente un ottimo utilizzo di un dispositivo così fantastico: 'Tornerei indietro a prima dell'incidente e impedirei che succeda'. La tenerezza per mia figlia e il ricordo di mia madre, la nonna che non ha mai conosciuto, si mischiano e mi circondano in un tiepido bozzolo ideale.
Quando ritrovo presenza provo a spiegarle come io vedo la questione dei viaggi nel tempo: vi sono varie teorie che ne accettano la possibilità, ma da un punto di vista puramente logico il paradossale loop di causa scatenante l'evento e ramificazioni retroagenti porterebbe a concludere che, quand'anche fosse possibile, tornando indietro nel tempo ti troveresti a percorrere una linea temporale parallela nella quale esisterebbe un'altra tu che cresce con sua nonna e i suoi 'altri' genitori a fianco.
Cioè, non le dico esattamente così, uso parole un pò diverse, ma forse il concetto passa, perché la sua risposta è pronta e disarmante: 'Allora la porterei indietro con me'.
Così la porteresti via all'altra tu, ci sarebbe comunque una bambina che non ha conosciuto la propria nonna, le dico, mentre penso a tutte le altre forse possibili, forse infinite, declinazioni di questo universo popolate di bambine e nonne felici che crescono e invecchiano insieme.

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