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Passarono due anni, Esopo arrivò a stazzare oltre 120 chili mantenendo la sua ora ancor più inverosimile velocità.
Suo fratello Settantasette aveva già scritta la sentenza di morte per la successiva primavera; altre generazioni di porcelli erano nate, quasi nessuno di loro era morto invano ma quasi tutti in tenera età. Lui resisteva, e nonostante la mole si divertiva ancora a giocare al cane da riporto. Vista la necessità di tenerlo nascosto, viveva lontano dal porcile, dormiva in un giaciglio di paglia approntato in un angolo della vecchia stalla. La sua era una vita molto pulita, per un maiale, ma molto solitaria. Cercammo di accreditarlo come animale domestico, ma per quanto ci sforzassimo non riuscimmo mai ad insegnargli a scodinzolare. Avemmo più fortuna con altri esercizi tipici del migliore amico dell'uomo: imparò piuttosto in fretta a portare le ciabatte al babbo scompostamente adagiato nella poltrona della veranda, alla fine di una dura giornata di lavoro. Il suo gesto gentile non veniva però apprezzato ed era un fioccare di bestemmie; in effetti sarebbe stata un'impresa per chiunque infilare i piedi in quelle ciabatte ciancicate e glassate di bava spessa. Comunque anche mio padre gli era ormai affezionato, e capitava sempre più spesso che se lo portasse con lui nelle sue escursioni alla ricerca di funghi, compito nel quale Esopo mostrò presto una vera vocazione, tanto che grazie a lui la nostra fattoria aggiunse anche questo prodotto tra i tanti che già vendeva. Per tutti noi divenne su cassadori 'e murdegu, per la sua particolare predilezione per il boleto del cisto: il suo grugno implacabile li scovava nel raggio di cento metri, pur non disdegnando porcini vari, chiodini o prataioli, vesce o leccini.
Insomma, tutto girava per il verso giusto nella inesorabile processione di piccoli e grandi pathos che chiamiamo esistenza.
Ma si sa, siamo in grado di apprezzare veramente solo ciò che abbiamo ormai perduto. Fu forse per questo motivo che il Grande Croupier decise che era giunto il tempo che ci rendessimo conto di quanto non potessimo più fare a meno di Esopo.
Era un pomeriggio di primavera, il giorno in cui Settantasette sarebbe dovuto morire. Per questo avevo portato Esopo con me in pineta, cercando di allontanarmi abbastanza perché non sentisse i lamenti o l'odore del sangue. Esopo mi seguiva tranquillo, non pareva particolarmente agitato, ma nei suoi occhi decisamente porcini io leggevo una ferma e serena condanna, sembravano dirmi con tutta chiarezza:
Non illuderti, so perché mi allontani, so cosa sta succedendo alla fattoria. Ma va bene, apprezzo la tua sensibilità. Però non potrai non convenire con me che l'uomo è proprio un porco.
- Esopo - gli dissi allora - La vita va così: è la dura legge della Natura nella fattispecie mediata dal mercato e dalle dinamiche di richiesta e offerta. Fino a che ci sarà abbastanza richiesta di carne di maiale, per noi sarà conveniente allevarvi e vendervi. Rientra tutto nell'ineluttabilità della catena di azioni necessarie all'autoconservazione, per ciò stesso al di fuori del giudizio morale.
E 'sticazzi rispose Esopo, evidentemente poco convinto.
[Continua...]

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