mercoledì 3 marzo 2010

Attumarroi. 2.

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A nulla valevano timide proteste o pratiche dilatorie, mamma era tassativa.
Una volta Serena le fece notare che - caso piuttosto raro - non c'erano patate per cena.
- Allora subito a letto, che aspettate? - rispose mamma per la quale valeva il dogma di infallibilità.

Quella notte era particolarmente fredda, in via del tutto eccezionale la mamma aveva riscaldato le coltri davanti al camino.
Ci spogliammo rapidamente e guizzammo sotto le lenzuola, contorcendoci dentro il letto per infilarci le camicie da notte.
Il tepore era piacevole, anche se le coperte esalavano una fragranza come di arrosto, in coincidenza sospetta con il menu appena consumato, che prevedeva braciole di Poldo (il nostro buon ex porcello) e patate alla brace.
La corrente elettrica era arrivata in paese solo pochi anni prima, spesso il vento o la pioggia o motivi imprecisati causavano black out di ore o giorni. Oggi eravamo fortunati, la debole luce al tungsteno tremolava incerta, pendendo dal lungo filo al centro del soffitto. La mamma fece il consueto giro di ispezione per controllare che fossimo pronti per affrontare la notte, ci diede un bacio e spense la luce, spostandosi in sala da pranzo dove sapevo che avrebbe approfittato della luce artificiale per sferruzzare un pò. Papà era con lei, si misero a parlare a bassa voce, alternavano silenzi a fitte conversazioni e brevi risate. Molti anni dopo mi sarei resa conto di quanto preziosi dovessero essere quei pochi momenti di intimità tra i miei genitori, gli unici nell'intera giornata in cui per qualche minuto potevano dedicarsi l'uno all'altra senza altre occupazioni o elementi di disturbo; o almeno così sarebbe stato se i loro pargoli avessero ceduto rapidamente a Morfeo. Il piccolo Orazio e Riccardo in effetti cominciarono a russare pochi istanti dopo che la luce fu spenta. Io, Ismaele e Serena, al contrario, eravamo più svegli che mai. Eccitati all'idea che quel freddo e il cielo nuvoloso potessero presagire ad una intensa nevicata notturna, fantasticavamo su quanta neve avremmo trovato il giorno dopo e come avremmo potuto sfruttare il giorno di vacanza forzata da scuola. Ismaele si ingegnava ad immaginare slitte improvvisate; ci descriveva come le avremmo costruite, frankenstein inanimati di vecchi giochi e materiali di scarto. Ci spiegava come le avremmo usate per lanciarci giù dalle colline imbiancate. Io e Serena ascoltavamo e commentavamo entusiaste, dando suggerimenti su come migliorare quelle strane invenzioni.
Dopo molto tempo trascorso in questo modo esaurimmo gli argomenti ma non la vivacità; ci riducemmo a scambiarci battute idiote ridendo rumorosamente per il solo gusto di sentire la nostra risata. Più volte papà ci riprese seccato, intimandoci il silenzio.
Nel buio che ci circondava, la luce che proveniva dalla sala da pranzo sembrava molto più forte di quanto obiettivamente fosse, un surrogato tecnologico di stearica. Concentrandomi sulle continue variazioni del gioco di ombre mi sembrava di poter percepire i movimenti di papà, quasi lo vedevo camminare avanti e indietro, voltato di lato verso mamma, seduta e china sul suo lavoro a uncinetto.
Improvvisamente la luminosità si affievolì, mi accorsi in ritardo che papà si era spostato dalla sala da pranzo e ora eclissava con la sua mole la luce, ingombrando la porta della nostra camera. Ritto in piedi, assunse una postura che doveva esprimere autorità, gambe larghe, gomiti verso l'esterno e pugni sui fianchi. Sono sicura che se lo avessimo potuto vedere in faccia avremmo scoperto che non riusciva a trattenere un sorriso di fronte ad un'interpretazione così improbabile. Con voce bassa e profonda ci intimò:
- Bambini, è molto tardi, chiudete gli occhi subito, perché se Attumarroi passa e vi trova svegli, vi porta con sé. Nemmeno io riuscirei a fermarlo.
Altre volte papà ci aveva evocato la minaccia di quella creatura dell'Oscurità. Il mio scetticismo iniziale era stato clamorosamente sconfessato quando tutti fummo testimoni oculari di un'apparizione: una notte come questa, dopo analoghe minacce di papà, da un buco tra le assi del soffitto comparve improvvisamente e per pochi secondi una lunga coda marrone; tanto bastò a farci ammutolire immediatamente, tenni chiusi gli occhi strizzandoli fino a farmi male; la paura e l'agitazione ritardarono di ore la venuta del sonno, ma il silenzio era perfetto. In seguito riflettei sul fatto che poco prima dell'apparizione avevo sentito lo scricchiolare dei passi di papà in soffitta, che mai avevo visto un gatto muovere la coda come una bacchetta rigida e storta e che il pelo della coda mi ricordava molto quello della lepre che papà aveva catturato qualche giorno prima in una battuta di caccia in compagnia di Buck Emilio, la nostra donnola.
Penso che anche Ismaele e Serena nutrissero profondi dubbi sulla reale esistenza terrena di quel gatto rapitore di bambini, ma nel dubbio fecero silenzio.
Dal canto mio avevo mangiato la foglia, non c'era nessun Attumarroi, ma capii che era ora di arrendersi.
Perciò finalmente mi quietai, ma tenni orgogliosamente gli occhi aperti, nessuno avrebbe potuto mettere in dubbio che non credessi minimamente nell'esistenza di quel ridicolo gatto marrone.

[Continua...]



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